C’era una volta la Lega / Pensioni del Nord, già a rischio dal 1997

L'Indipendenza Nuova



C’era una volta la Lega…

di GIANCARLO PAGLIARINI – (PUBBLICATO su LaPadania – 11/03/1997) –  Prodi ha nominato una  commissione per studiare i tagli da fare allo stato sociale. Il presidente si chiama Onofri e il nome della commissione è di quelli che impressionano. Infatti si chiama “commissione per l’analisi delle compatibilità macroeconomiche della spesa sociale”. Traduzione del nome,  dopo aver letto la relazione finale e i suggerimenti della commissione: “gh’é  nagotta de fà: chì-inscì  bisogna trovà-foeura  quajcòssa  de tajà-giò ai Lumbard e ai olter del Nord” (non c’è niente da fare: qui bisogna trovare qualcosa da tagliare ai Lombardi e agli altri del Nord).

La commissione ha fatto un confronto  tra il  sistema italiano e quello europeo, e lo ha fatto con dati assolutamente non corretti , che secondo me servono solo come alibi per supportare conclusioni inaccettabili, tutte a danno dei  lavoratori Padani. Infatti nella relazione si legge  che la spesa per le pensioni in Italia costituisce il 61,5% della spesa sociale , contro una media europea del 45,3% , mentre la spesa per la “protezione sociale” (disoccupazione, mobilità, cassa integrazione ordinaria e straordinaria ecc.) rappresenta solo il 18,4% , contro la media europea del 31,9%.

Dunque , siccome spendiamo troppo per le pensioni e troppo poco per la protezione sociale , la commissione propone  di ridurre la spesa per le pensioni, soprattutto quelle di anzianità , vale a dire quelle che maturano dopo aver veramente  lavorato 35 anni. E propone  di aumentare le  forme di sussidio sociale,  suggerendo  , per esempio,  di introdurre l’assegno minimo vitale per i maggiorenni disoccupati.

Dello   squilibrio tra i contributi pagati  e le prestazioni ricevute e  dello squilibrio tra le tasse pagate e i servizi ricevuti   tra le regioni della  Padania e quelle dell’Italia ,   e delle azioni per un riequilibrio, nessuna parola :   per i professori della commissione  Onofri semplicemente il problema non si pone.

Ma cosa significano queste cose per i lavoratori padani ? Andiamo con ordine e ragioniamo sui numeri.

Il fatto é che l’eccesso di spesa pensionistica c’é,  ma non é assolutamente imputabile alle pensioni  vere, quelle che maturano dopo 35 anni di fabbrica. L’eccesso, rispetto alla media europea, é dovuto  all’assistenzialismo :  solo che in Europa lo chiamano con il suo vero nome, vale a dire “sussidi e assistenza sociale” , mentre in Italia i  politici romani chiamano pensioni alcune spese che con le pensioni non c’entrano per niente.

Lasciatemi dimostrare quello che ho detto. La spesa per pensioni del 1996 è stata valutata dalla commissione Onofri in 272.521 miliardi , di cui oltre 170.000 sono state erogate dall’ Inps. Guardiamo un pò dentro a  questi 170 .000 miliardi spesi dall’INPS . Più di  67.000 miliardi sono  per le pensioni di vecchiaia . Ebbene,  almeno un terzo di queste pensioni non  sono giustificate da contribuzioni . Dunque sono assistenza.  Altri 36.000 miliardi sono spesi dell’INPS  per le pensioni di invalidità,  e circa 30.000 miliardi sono spesi   per le pensioni di reversibilità . Tutti sanno che oltre un terzo di queste prestazioni sono puramente assistenziali , poiché non sono coperte da contributi versati. In realtà sono interventi di sostegno al reddito delle famiglie e delle cosiddette fasce deboli , oppure di sostegno al “rischio reddito/occupazione”, come lo definisce la commissione Onofri, attraverso i prepensionamenti e le false invalidità. Pensate che dal 1980 al 1996 sono stati prepensionati  più di  410.000 lavoratori , che per le statistiche ingrossano artificiosamente il numero dei veri pensionati di anzianità , quelli che hanno lavorato e versato i contributi per tutta la vita.

Le vere pensioni di anzianità , quelle  erogate dopo 35 e più  anni di lavoro, riguardano circa 900.000 lavoratori e ammontano a circa 19.000 miliardi. Queste sono cifre molto inferiori a quelle relative alle prestazioni che ho appena commentato,  soprattutto se raffrontate agli invalidi.  Ma queste pensioni hanno un grave difetto: per il 75% sono erogate al nord, in Padania , e la loro  riduzione é più che giustificata dai professori della commissione Onofri,  perché non diminuisce  il numero dei  miliardi spesi per l’assistenza,  che guarda caso per oltre il 70% sono erogati al centro e al sud!

Se non si confonde l’assistenza con le pensioni vere, ecco che   la spesa per le pensioni scende  dal 61,5% al 50% e quella per l’ assistenza sale ad oltre il 28% . E queste cifre non sono molto diverse  da quelle europee; se poi consideriamo  assistiti anche i baby pensionati pubblici e i percettori di pensioni privilegiate , come quella di 43 milioni al mese del signor Biagio Agnes  e come quelle dei   dipendenti della banca d ‘Italia e di  altre categorie protette, ecco che  i confronti con l’Europa  tornano . Anzi, la spesa per l’assistenza in questa Italia supera la spesa per le pensioni vere.

Le idee di  nuove forme di sussidio e di assistenza, come l’istituto del minimo vitale , del fondo per i non autosufficienti e di altri carrozzoni romani   sono state opportunamente definite  “metadone” sociale. Questa idea  si inserisce nell’ alveo di altri progetti  del Governo Prodi,   come il prestito d ‘ onore  per i giovani del sud che desiderano intraprendere una attività  e che a decine di migliaia si sono messi in coda per intascare i 40 milioni a fondo perso messi in palio dallo Stato. E perché mai un giovane della Padania che supponiamo volesse fare l’ idraulico deve metterci soldi propri mentre a uno del sud lo Stato gli compra l’ intera attrezzatura senza poi sapere come andrà  a finire questa nuova attività e come eventualmente potrà  recuperare i finanziamenti erogati?  Reclamare pari diritti non ci pare razzismo.

E che dire  dei 100.000 lavoratori, prevalentemente del sud, avviati ai cosiddetti lavori socialmente utili senza il fine ultimo di creare vera occupazione. Lo Stato paga 800 mila lire mensili per dodici mesi e poi quando il  parcheggio finisce la gente scende in piazza e si scatena con la polizia, come accaduto recentemente a Napoli. E’  la conferma che si tratta di “metadone”  sociale , e quando manca questa droga la gente fa di tutto per averne dell’altra.

A Roma nessuno propone  di riformare  seriamente il mercato del lavoro attraverso l’ utilizzo di nuove forme di impiego gestite con cultura e metodi imprenditoriali,  e non , come accade oggi in Italia, attraverso la burocrazia che domina nelle strutture pubbliche chiamate “uffici di collocamento e della massima occupazione”. Che ironia nel nome “massima occupazione” . Questi sono uffici che non collocano  niente , meno  4% dell ‘ intera forza avviata al lavoro . Ma a pensarci bene una massima occupazione la creano : quella dei   burocrati dello Stato. Infatti questo  servizio , sostanzialmente inutile, ne impiega oltre 11.000.

Su questi dati i confronti con l’ Europa la commissione  Onofri non si sogna nemmeno di farli.

Come del resto la commissione dimentica totalmente di commentare  i rapporti tra i contributi versati e le prestazioni ricevute  suddivisi per regione. Se li avessero fatti,  avrebbero dovuto evidenziare  che in Lombardia nel 1993 si sono pagati 41 mila miliardi di contributi e si sono riscosse prestazioni per 33 mila miliardi , mentre la Sicilia ne ha pagati 6.000 e ne ha incassati  il doppio, 12.000 . E la Campania ne ha pagati 7.550  ma ne ha incassati circa 12.000. E per i trattamenti di integrazione salariale nello stesso periodo i lombardi hanno pagato 1.307 miliardi e ne hanno incassato 672 mentre la Campania ne ha pagati 207 e ne ha incassati 463.

Con questi sistemi é inevitabile  che la disoccupazione al sud sarà sempre così alta : chi percepisce un sussidio per invalidità,  disoccupazione ecc. non dichiarerà  mai che lavora (magari in nero) perché  se no gli tolgono la pensione o la cassa integrazione . Oppure non gli danno il prepensionamento. Ma  così  non si crea lavoro vero , e si alimenta nella migliore delle ipotesi il lavoro nero, quando non le  file della malavita organizzata. Paradossalmente, come ha spesso ricordato   Umberto Bossi, più si aumentano i sussidi e più aumenta la disoccupazione e lo squilibrio tra la Padania e l’Italia.  Altro che tagliare le pensioni di anzianità della Padania.

Calcio, ancora violenze, servono carcere e trasferte bloccate

Scontro fra tifosi in autostrada, Fsp Polizia: “Siamo da sempre a parlare delle stesse cose. La violenza non cesserà mai. Servono carcere e trasferte bloccate”

“Oltre a sbattere in carcere chiunque violi leggi e regolamenti sportivi, bisogna bloccare la trasferte degli ultras a tempo indeterminato e assegnare le “partite a tavolino” agli avversari come conseguenza di qualsiasi episodio di violenza che possa addebitarsi alle tifoserie,  perché è evidente che porre un freno ai deliri di pseudo tifosi che si comportano da criminali in queste condizioni non si può. Scontri, accoltellamenti, risse e pestaggi selvaggi fra gli ultras sono all’ordine del giorno, si verificano prima e dopo le partite e persino sulle autostrade. Chi fa sicurezza non può permettersi il lusso di fornire dei badanti a questi criminali giorno e notte, non si può arrivare all’assurdo di dover scortare i tifosi. Di queste follie calcistiche gli operatori delle Forze dell’ordine ne hanno piene le tasche. Abbiamo ben altri ineludibili problemi legati alla sicurezza in Italia per continuare a impiegare soldi, uomini e mezzi per questi cialtroni fuorilegge”.

Valter Mazzetti, Segretario Generale Fsp Polizia di Stato, esprime ancora una volta la durissima posizione della Federazione sindacale di Polizia dopo la rissa tra ultras del Bologna e del Torino verificatasi nell’area di servizio Chianti Sud sull’A1, vicino al casello di Firenze Sud. Uno scontro violento in cui non sono mancati lanci di pietre che hanno sfondato i vetri degli autobus dei tifosi, i quali si sono scontrati usando anche bottiglie vuote e cinture, secondo quanto emerso dalle immagini girate dalle telecamere di sorveglianza. Il tutto è avvenuto a due giorni dagli scontri di Milano nel pre partita Inter-Napoli, che sono costati la vita a un tifoso e sono stati funestati da altri incidenti e cori razzisti in campo.

“Trascorrono gli anni e siamo sempre qui a parlare delle stesse cose – si infuria Mazzetti -. Tutto quanto si è fatto fin qui evidentemente non è bastato, ma sistematicamente tornano le polemiche sterili ad ogni morto, o ad ogni vergognosa guerriglia quando non, purtroppo, ad ogni ferimento o uccisione di un appartenente alle Forze dell’ordine che ha la sfortuna di doversi occupare dei servizi d’ordine in occasione di manifestazioni sportive. E’ ora di dire basta, e di passare dalle parole ai fatti. E’ ora di passare a provvedimenti seri e coraggiosi, che dimostrino che lo Stato non è ostaggio di coloro cui fanno capo gli interessi economici legati al business del calcio”.

ACCADDE UNA NOTTE A SARONNO

Il vigile si avvicinò al clochard disteso sulla panchina della piazza e immerso in un viluppo di coperte sporche. Sul capo un consunto berretto di lana. L’uomo pareva assopito.

–          Amico, sveglia! –

Il clochard aprì gli occhi e rivolse al cielo stellato uno sguardo vacuo.

–          Andiamo. –

–          Perché, cosa faccio di male? –

–          Stai tranquillo, sono qui per portarti in un luogo caldo, dove potrai anche darti una lavata. –

–          Davvero? –

–          Davvero.  Ora alzati e vieni con me. C’è un altro tuo amico in macchina che aspetta. –

Il senzatetto si sollevò lentamente, come emergesse da un lungo letargo e fosse disabituato ai movimenti. Rimase seduto per qualche tempo, poi si alzò in piedi con impaccio, malfermo sulle gambe.

Il vigile fino a quel momento era stato lieto di quanto aveva fatto. Le sue stesse parole “alzati e vieni con me” gli ricordavano pagine di Vangelo meditate nell’infanzia, ed era compiaciuto di averle pronunciate. Poi si incupì d’un tratto. Ma gli ordini erano ordini, venivano da molto in alto, e a lui non era dato discuterli.

–          Mi fai vedere i documenti? –

–          Ecco, lo sapevo che c’era l’imbroglio … –

–          Nessun imbroglio. Devo solo controllare se sei cittadino saronnese. –

–          Perché, se non lo sono, che succede? –

–          Il ricovero è solo per i saronnesi. –

–          Sono nato a Pavia, ho la residenza a Cogliate. –

–          Mi spiace. –

Era inutile chiedere a quell’uomo quali vicissitudini l’avessero condotto, lui pavese, a svernare sulle panchine di Saronno: non sarebbe cambiato nulla. Il vigile, a testa bassa, si avviò  verso l’auto di servizio, che il suo collega aveva tenuto a motore acceso per mitigare il freddo.

Intanto il senzatetto era rimasto immobile per qualche secondo. Poi, altrettanto lentamente di come si era alzato, si sedette sulla panchina e ci si sdraiò sopra, tirando le pesanti coperte su fino agli occhi.

Il vigile aprì la portiera dell’auto e si apprestò a salire. Poi si fermò, pensoso, con un piede già nell’abitacolo. Richiuse la portiera e si avviò verso l’unico bar aperto, di fronte al quale sostavano chiacchierando alcuni giovani.

Entrato, chiese al barista un punch – Mettimelo in un bicchiere di carta – e usci dal locale seguito dagli sguardi dei ragazzi, attento a non versare la bevanda caldissima. Si diresse verso l’auto, che era sempre accesa. Fiocchi di fumo biancastro fuoriuscivano dal tubo di scappamento e sparivano d’un tratto presso il selciato. Le stelle luccicavano lontane nel cielo nero. Ma sì, in fondo non era ancora proibito offrire qualcosa di caldo a un non saronnese.

Pubblicato su Varese Press

Alfonso Indelicato

Consigliere comunale eletto a Saronno

Spot Rai ,Foad Aodi (Amsi e Consigliere dell’OMCEO ROMA )Bene ritirare lo spot anti-medici

Non basta bisogna fare un patto forte tra medici e pazienti e intensificare la fiducia tra di loro senza intromissione di terzi

Così il Fondatore dell’Amsi (Associazione medici di Origine Straniera in Italia ) e Consigliere dell’Omceo di Roma prof.Foad Aodi Medico Fisiatra  commenta la notizia del ritiro dello spot anti-medici da parte della Rai con soddisfazione e orgoglio per l’ottima risposta e unità dei medici ma non basta e non ci fermiamo qui.
Urge intensificare il patto tra medici e pazienti e la collaborazione interprofessionale e interdisciplinare di tutti i professionisti della sanità e non (avvocati,giornalisti ecc)a favore del diritto alla salute e la serenità di tutti sui posti di lavoro e combattere la medicina difensiva che danneggia tutti dal punto di vista medico ,psicologico ,economico e della salute .
Aodi ringrazia il presidente della Fnomceo Filippo Anelli e tutti i Presidenti degli ordini dei medici italiani e dei sindacati e associazioni mediche che hanno dimostrato con l’unità e la forza dell’Unione e della voce mediatica forte si vincono le battaglie giuste a favore di tutti compreso il SSN considerato uno dei migliori nel mondo compreso i professionisti della sanità italiani e di origine straniera in Italia.

Mimmo Leonetti: Non si subisce l’avvenire, lo si crea!

“I cancelli della mente”
Opera di Mimmo Leonetti.     Se ci si sofferma un attimo sul titolo, verrebbe da pensare che l’opera di Mimmo Leonetti, libero pensatore, avvocato e persona di vastissima cultura, si limiti a descrivere il recinto angusto del nostro vivere, condizionato da realtà esterne o endogene che inibiscono un percorso verso quello che per l’autore è il sommo bene: la libertà.  L’opera va ben oltre. La prefazione alla terza edizione dell’opera, scritta da Francesco Alberoni dopo la presentazione privata avvenuta nella sua residenza estiva, alla presenza dell’autore, dell’avvocato Stefano Vivi, dell’avvocato Massimo Chiodi  e della signora  Rosa Alberoni, coglie immediatamente l’ esortazione, a più riprese espressa dall’autore,  a far cadere i miti, i condizionamenti delle religioni e delle filosofie che per molte persone rappresentano un rifugio e un alibi.  La libertà spesso spaventa. Porta in luoghi inaccessibili ai più ma spalanca orizzonti inebrianti. Questo viene negato alle greggi protette dai recinti sicuri di credenze religiose o filosofiche, binari rassicuranti che guidano il percorso dal quale non si vuol deragliare. L’uomo, con i suoi aneliti, le sue pulsioni, la sua vita vissuta e la sua anima , quella “forma informans” che lo distingue dal resto del mondo, è deputato all’eternità, a patto che non abbia paura di sostituirsi ai miti e che li allontani come distrazioni e falsi obiettivi ai quali raccomandare  e delegare la responsabilità della propria vita.  La vita non si delega, si costruisce. Il vuoto esistenziale creato dalla scomparsa dei miti deve esser riempito dall’azione. Solo così la vita avrà un senso. Ricordate il vecchio detto:” Volere è potere”?. Mimmo Leonetti, nella sua opera lo ripropone in termini filosofici, attualizzato.  La filosofia del tramonto pone come unico limite la dismisura, la volontà libera, l’accettazione della contraddizione.  Se non riempi con idee nuove il vuoto lasciato dai demoni e dagli idoli,  strane entità metafisiche occuperanno la caverna e ti troverai circondato da ombre prive di identità.  Deduco quindi che l’opera di Mimmo Leonetti ci comunichi che non basta essere. Bisogna esistere. E ciò che da evidenza dell’esistenza è l’imprinting assolutamente unico e irripetibile che la libertà inciderà in noi come marchio indelebile. La sottomissione a culture, usi e costumi, a filosofie e storie scritte da qualcuno più forte, è perdita di identità  da aborrire e può servire solamente come termine di confronto transitorio.  Subire l’idea di Dio è delegare a lui la responsabilità di quanto ci accadrà nella vita. Ma per l’uomo forte, Dio è morto.   L’amicizia è il sentimento supremo che Leonetti esalta, quel legame vero e disinteressato che ci porta ad “incontrare l’altro” . E non c’è intento missionario in questi scritti che rappresentano pensieri concatenati ad azioni che hanno contraddistinto la vita dell’autore. Quando l’introspezione individua una “verità” che non mutua la sua autenticità da parametri dettati da religioni o da diverse dottrine, allora è doveroso stimolare l’emozione per diffondere il messaggio che la caratterizza e per viverlo, soprattutto.

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Ministero della Salute segnala richiamo di mix per dolci “CUORE DI”.

La tutela del consumatore e la sua salute, prima di tutto. Cresce l’attenzione per la sicurezza alimentare ancora di più se ha a che fare con le allergie. Per questo il Ministero della salute oggi, venerdì 28 dicembre ha diffuso, con una nota pubblicata sul suo sito internet ufficiale, il richiamo dal mercato della “Miscela per Tanti Dolci” a marchio “Cuori Di” per il rischio di possibile presenza di allergeni. La decisione riguarda le confezioni da 400 grammi con scadenza il 18 aprile 2020, realizzate nello stabilimento dall’azienda Molino Rossetto SpA nello stabilimento Via San Fausto, 98 – 35029 Pontelongo (Padova).. Secondo gli esperti del dicastero, il prodotto avrebbe un imballaggio errato: all’interno delle confezioni del prodotto non dichiarato in etichetta, potrebbe essere presente allergene arachide. Come sempre si invitano i consumatori allergici all’arachide che avessero già acquistato il prodotto interessato dal richiamo a non consumarlo e a riportarlo presso il punto vendita, dove sarà sostituito. Si ricorda che l’autorità può anche stabilire la revoca del ritiro e del richiamo dei prodotti. Come consiglia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, bisogna sempre consultare il sito del Ministero della Salute, per quanto riguarda il ritiro di prodotti alimentari, per sapere cosa è stato ritenuto non idoneo alla vendita per motivi di sicurezza. Ma non è il solo modo: in particolare per gli alimenti e i farmaci,la Commissione Europea ha istituito sul proprio sito uno spazio apposito per consultare online le notifiche settimanali trasmesse da tutti i Paesi della Comunità Europea. Si trova anche qui, dunque, l’elenco dei prodotti ritirati.

Pronto soccorso, o lento soccorso?

Gallarate, quasi sei ore d’attesa al pronto soccorso, da parte di un sommese

di Giuseppe Criseo

Lunga e snervante attesa oggi al pronto soccorso dell’ospedale di Gallarate.

Un anziano stato male in una delle frazioni di Somma, è stato portato in ambulanza all’ospedale e dall’ora la figlia preoccupata, ha passato ore interminabili senza avere notizie.

Le carenze di organici nella sanità sono note da tempo e consapevoli sia in Regione che al Governo, stanno facendo il possibile per fare arrivare più personale.

Nel frattempo, burocrazia, tempi tecnici e manovre politiche permettendo, i cittadini sono alla prese con i disservizi di una delle migliori sanità italiane, quella lombarda.

A Gallarate come negli altri ospedali il personale si fa in quattro, saltando riposi e con ore di straordinario, ma tutto questo sacrificio non basta.

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Sgarbi: «La “Tavola Doria” una crosta attribuita a Leonardo. Perché continuare a esporla?»

Sgarbi: «La “Tavola Doria” una crosta attribuita a Leonardo. Perché continuare a esporla?»

Lo storico e critico d’arte ha depositato una interrogazione rivolta ai ministri dell’Interno e dei Beni Culturali. L’inganno nasce nel 2012 «con indagini – ricorda Sgarbi –  approssimative e inadeguate dei Carabinieri che trascinarono nel ridicolo anche il Quirinale, dove fu esposta»

ROMA – Lo storico e critico d’arte Vittorio Sgarbi, parlamentare della Camera, con una interrogazione ai ministri dell’Interno e dei Beni culturali chiede come mai si continui ad esporre, a spese dello Stato, la “Tavola Doria”, un dipinto erroneamente attribuito a Leonardo da Vinci, che raffigura  la parte centrale della celebre opera pittorica murale della Battaglia di Anghiari.

«Dalle risultanze della critica, unanimemente, la cosiddetta “Tavola Doria” – commenta Sgarbi – è ritenuta estranea alla mano di Leonardo, priva anche di interesse documentario e di qualità infima. Nonostante questo la Tavola continua a essere esposta, attualmente al castello dei Conti Guidi di Poppi, con patetiche e infondate attribuzioni, fino al 6 gennaio 2019»

Sgarbi ricorda come nel 2012 «con un’operazione internazionale assolutamente sproporzionata, il Nucleo tutela patrimonio artistico dei Carabinieri, attraverso indagini approssimative e inadeguate, ha trascinato nel ridicolo istituzioni come il ministero dei Beni culturali, la Procura della repubblica di Roma e la Presidenza della Repubblica  arrivando, con dispendio di energie e danaro, a esporla, grazie alla attribuzione a Leonardo,  nelle sale del Quirinale, coinvolgendo gli Uffizi irresponsabilmente in una vera e propria trattativa tra una fantomatica fondazione giapponese, la Fuji Art Museum di Tokyo, e le principali istituzioni dello Stato italiano».

Sgarbi sottolinea come «lo sforzo del recupero era assolutamente sproporzionato al valore dell’opera, perché il nucleo dei carabinieri, evidentemente autoreferenziale, non ha ritenuto di avvalersi della consulenza di esperti»

Oggi con l’atto ispettivo Vittorio Sgarbi chiede ai due ministri «cosa abbia ispirato la inutile e dispersiva azione di recupero di una “crosta”, e per quanto tempo debba durare questa finzione»

Dal banano non solo il frutto, ma anche vestiti.

Ricercatori svizzeri studiano nuovi utilizzi della pianta per evitare lo spreco delle fibre contenute nei fusti

Un nuovo rivoluzionario utilizzo della pianta banano, non solo per i prelibati ed ormai immancabili frutti, potrà presto arrivare, secondo i ricercatori dell’Alta scuola di Lucerna. Sono le fibre naturali contenute nel fusto, simili alla iuta o al lino, ad aver attirato l’attenzione degli scienziati che pensano che non debbano essere più sprecate. Dopo il raccolto, quasi sempre, i fusti vengono bruciati ma il loro potenziale è enorme, se si pensa alla quantità di filamenti contenuti. L’equipe di ricerca internazionale, guidata da Tina Moor, ha esaminato la possibilità di creare prodotti tessili partendo dagli scarti delle coltivazioni di banane, riuscendo a realizzare un piccolo tappeto, utilizzando una macchina industriale. Il risultato, è stato incoraggiante, se si pensa che rispetto ad altri materiali tessili i banani hanno il vantaggio di non necessitare di spazi coltivabili supplementari, oltre a quelli già utilizzati per il frutto. Insomma, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un modo per evitare uno spreco notevole di risorse in agricoltura per una coltura intensiva che costituisce la spina dorsale dell’economie di numerosi paesi in via di sviluppo.

Sospetta frode su farmaco antitumorale scaduto venduto in Europa.

Lotto di “Alimta” è stato ritirato precauzionalmente dalla circolazione

L’inchiesta è partita in Austria. Trentadue confezioni sono state ritirate. Il termine di scadenza sarebbe stato illegalmente prorogato di un anno.

Un lotto già scaduto del farmaco anticancro del polmone “Alimta” (nome generico: pemetrexed) in confezione probabilmente contraffatta è stato richiamato precauzionalmente dal produttore in diversi paesi europei, secondo quanto riferito dall’Ufficio federale per la sicurezza della Salute (BASG) austriaco, l’omologo dell’Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA). Sarebbero 32 le confezioni “sospette” in Austria. In particolare, il termine di scadenza, sarebbe stato illegalmente prorogato di un anno. Il principio attivo Pemetrexed è fondamentalmente stabile anche se somministrato a distanza di un un anno dalla scadenza indicata o con una conservazione inadeguata e ad oggi non vi è alcuna evidenza di un rischio acuto per la salute, ha comunicato il BASG. Le analisi di laboratorio per il controllo del farmaco da parte del produttore, hanno dimostrato che il contenuto delle fiale importate parallelamente non sarebbe stato manomesso. Il pericolo iniziale non sarebbe più presente, perché tutte le confezioni disponibili in Austria sono già state recuperate. Le indagini sono comunque ancora in corso. Sospettato di essere colpito dalla contraffazione sarebbe solo il lotto C586047F. L’ente austriaco ha invitato medici e farmacisti di valutare l’efficacia dei trattamenti con questo lotto e segnalare immediatamente qualsiasi risultato. Tuttavia, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, al momento non è dato sapere se confezioni dello stesso lotto siano state distribuite anche nel resto d’Europa o in Italia. Ecco perché invitiamo l’AIFA a chiarire se nel nostro Paese sussista lo stesso rischio e, in caso affermativo, comunicare se analogo richiamo è stato già tempestivamente ordinato.