La toga

Di Mimmo Leonetti

Degli avvocati si può dire il male e il peggio possibile. Sono consentite su di loro le più salaci barzellette. Tuttavia, la Costituzione ha giustamente sancito in maniera solenne il diritto di difesa (art. 24) e ben percepiamo che il suo ruolo nel processo è essenziale alla pari di quello dell’accusa. Perché una sentenza sia giusta occorre che essa consegua ad un contraddittorio paritario, affinchè sia dato modo di esporre e provare nel modo più esaustivo possibile tanto la tesi o castello accusatorio tanto quello defensionale. Chi non tiene conto di ciò non può capire quanto la difesa sia essenziale per la determinazione della sentenza e del suo contenuto.
Non vi è quindi ragione alcuna per escludere una totale parificazione tra p.m. e difensori. E non dovrebbe essere consentito che il p.m. possa inquisire, o minacciare di inquisire, avvocati avversari e testimoni di controparte per le affermazioni da loro espresse nel processo. Da una parte sta un dipendente pubblico che ha vinto un concorso, dall’altra sta un libero professionista che ha superato un esame di Stato e che esercita a seguito di una forte selezione tra i colleghi. Ambedue svolgono una funzione di interesse pubblico: da una parte la difesa della collettività nei confronti di reati, dall’altra la difesa del cittadino, componente del popolo sovrano. E una delle grandi carenze della nostra giustizia è dovuta proprio alla scarsa attenzione al ruolo pubblico degli avvocati.
Richiamando le parole del caro amico Piero Romano, che racchiudono la giustizia ad un fatto storico dell’essere giusto, ci si sofferma sul legame tra passato e presente, il cui filo unico di continuità, è affidato alla leggenda dei giusti, uomini che assumono su di sé la sofferenza degli altri, rendendone possibile la sopravvivenza in un mondo carico di dolore.
I giusti che agiscono perché sulla terra sia realizzata la giustizia del disegno di Dio per l’umanità.
La leggenda dei “36 giusti” fiorita nella tradizione ebraica, e secondo la quale se Dio non distrugge il mondo per le sue colpe è garantire la giustizia tanca cara a gli uomini.in virtù di 36 giusti che, nascosti agli occhi di tutti, lo sorreggono per garantire la giustizia tanta cara a gli uomini.
Sublimando le ricerche del Prof. Gian Pietro Calabrò
….. L’ordine Giuridico, posto al servizio della dignità della persona umana.
L’incriminazione e l’arresto degli avvocati non sono una reazione all’incrudelirsi della lotta armata, bensì l’ultimo stadio di una tendenza già implicita nel sistema inquisitorio e accentuatasi con le leggi speciali: la negazione del diritto di difesa (al solito, in spregio della Costituzione, che all’art.24, comma II, dice: “La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”). Pasquino Crupi.
Di fronte ad ogni attacco, con forza e tenacia il Maestro Ernesto d’Ippolito ha ribadito l’universalità della missione… La toga non conosce barriere…non saranno certamente la natura della violenza, la gravità dell’incriminazione, la qualificazione soggettiva dell’indagato…. A spiegare e rendere apprezzabile il rifiuto del patrocinio.
L’alta missione diviene un dovere ineluttabile, al di là dell’uomo, dei sentimenti, delle sensazioni, delle emozioni, proprio perché è garanzia prima di fronte agli attacchi all’altrui umanità….
Quanto più grave dovesse apparire la manifestazione dell’attività
Inquisitoria o delinquenziale, tanto più imperioso ed urgente sussisterebbe il dovere del difensore di accettare il mandato…..
Trouchet, (difensore di Luigi XVI. Davanti all’agone politico) …Come uomo non posso rifiutare il mio aiuto ad un altro uomo sulla cui testa è sospesa la spada della Giustizia…».
L’Avvocato che revoca il mandato ricevuto, temendo di perdere il processo, è un disertore …….
Una civiltà che coglie nella difesa del presunto colpevole la piena realizzazione della funzione dell’avvocatura ed il suo afflato universale.
«…pur di fronte ad accertate manifestazioni di perversa criminalità, l’opera dell’avvocato è diretta alla ricerca di uno spiraglio di desolata sofferenza, di un palpito di umanità, di un barlume di luce nelle tenebre che hanno determinato la delittuosa deviazione, la quale, a volte cela impulsi di disperazione,
coefficienti di incontrollata follia in creature tanto, tanto diverse da noi, e perciò stesso infelici…» –,
«…noi continuiamo ad illuderci di ottenere grandi risultati riformando le leggi, e non ci accorgiamo che, fino a che gli uomini chiamati ad applicarle e gli strumenti, di cui dispongono, rimangono quelli che sono, la società non fa che rivoltarsi sul letto di procuste…»

Richiamando con sublime finezza le parole di Piero Carbone: La fede nel diritto mi ha educato al distacco dell’io convincente, all’idea che l’uomo, per essere tale, deve professare soltanto amore.
…..La vita ci è stata data per servire, diceva Fausto Gullo, per mostrarci solidali con l’umanità intera battendoci, pur nel nostro piccolo, per gli ideali eterni di giustizia, di libertà, di pace, di progresso……

Un commento su “La toga”

  1. “Democrazia” è il nome moderno della tirannide, la “political correctness” è la nuova ortodossia ideologica, la prescrizione di ciò che il “buon” democratico deve obbligatoriamente credere: che le razze non esistano, che il meticciato e la creazione di una società multietnica, la sparizione di nazionalità, popoli e culture in un calderone dominato dai signori del mercato globale, siano un fatto positivo. È ovviamente importante che la gente, più è ignorante meglio è, non abbia accesso a idee e modi di pensare in contrasto con questa prospettiva, o critici verso di essa!!

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